ANGELO GILBERTO PERLOTTO _ scultore

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Papa Francesco benedice la mangiatoia di Gibo Perlotto

L’artista vicentino assembla coi ragazzi di una comunità bellunese, i legni spediti da luoghi di dolore nel mondo: l’opera era in Vaticano per alcuni giorni, ora è a Feltre al “Museo dei Sogni”.

 

Di Floriana Donati (Da Il Giornale di Vicenza” del 23 dicembre 2015)

 

L’ha benedetta Papa Francesco, assorto e commosso, durante l’udienza in piazza San Pietro il 16 dicembre, citandola più volte nell’omelia della messa mattutina in Casa Santa Marta e in colloqui privati anche con delegazioni estere. L’hanno riempita di 208 frammenti di legni provenienti da 103 paesi del mondo, legati a luoghi-simbolo per eventi di dolore ma anche di speranza, i ragazzi e i giovani della comunità bellunese di Villa San Francesco del Cif a Facen di Pedavena, con i loro educatori e volontari, aiutati dall’artista di Trissino Gilberto Perlotto. Il vicentino, scultore e maestro del ferro battuto, ha posato e cucito con filo di ottone il simbolico intreccio dei legni da tutto il mondo. Ora la vecchia mangiatoia betlemita del Museo dei Sogni e della Memoria a Casonetto di Feltre è tornata in Veneto ed è al centro della mostra “AbitaLa Stalla. Verbi e gioghi verso Betlemme” alla Cooperativa socialeArcobaleno ’86, accolta dalle parole del vicentino (di origini bellunesi) Vico Calabrò celebre maestro dell’affresco e direttore artistico della Comunità, dai canti di un altro vicentino, Bepi De Marzi, e del coro Ana di Feltre, dal diacono della diocesi. Servizi sulla mostra sono stati registrati e in onda in questi giorni nelle trasmissioni televisive Unomattina e Tgl (Rail) e Sulla via di Damasco (Ra i2), proprio ieri.
«Ho avuto tra le mani vere e proprie reliquie – si emoziona nel racconto Gibo Perlotto – dal legno con i sigilli del Vaticano servito per la rimozione della tomba di S.Pietro Apostolo, a quello giunto da Fatima grazie al nunzio apostolico, dal barcone dei migranti a Lampedusa, da don Pino Puglisi, da una missione in Kenya, da tanti luoghi di guerra… insieme alle lettere scritte da gente comune, da vescovi, consoli e religiosi».

 

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