ANGELO GILBERTO PERLOTTO _ scultore

CONTRIBUTI

Nella bottega del padre ha imparato l’arte di lavorare il ferro che assieme a quella della terracotta, è una delle più antiche. Nella memoria però, conserva ancora le immagini e l’uso di oggetti anche questi antichi di secoli, che oggi la tecnologia ha sostituito con altri molto più pratici ed efficaci ma che non hanno, però, l’impronta delle mani dell’uomo.

Solo lo spirito di un poeta poteva pensare; fermiamoli nel tempo e nel ricordo con il ferro forgiato al color bianco e battuto sull’incudine; trasmettiamo per sempre il loro ricordo per quello che sono stati nella vita di tanti e per quello che sanno suggerirci. Così ecco la carèga di paglia consunta, il tabàro, la monèga, il bigòlo, la chitarra con le corde rotte e la cassa armonica scollata, il tajàpan…

Ora sono fissati per sempre nella solidità del metallo anche per coloro che hanno memoria labile, o per chi non li aveva visti in uso: sono qui a trasmetterci di un tempo povero, sì, ma ricco forse di altre cose che abbiamo perduto.

Mario Rigoni SternScrittore

 

Già si è detto che la chiave della speranza viene a galla nonostante tutto, come testimoniano gli strappi dorati attraverso cui emergono parole dense alle quali aggrapparsi, messaggi preziosi di cui nutrirsi.

Dario VivianTeologo e Saggista (Curatore del Festival Biblico di Vicenza)

 

Materia e memoria tra libro e cultura – Forse mai come in questo caso titolo e concetti convergono e si rincorrono a vicenda nel tentativo di considerare l’opera di Gilberto Perlotto. O meglio, la sua visione di pensiero. Di una fragilità ferrea e compatta nella sua sete di umanità. Un’umanità costruita sull’onda dei sentimenti sani e della genuinità di un teatro di ricordi (ancora una volta) materico e talora greve nella sua brama di denuncia. Perlotto arriva infatti a un grado di provocazione spinto quasi al limite della rottura e del grido di denuncia, eppure dolce nel suo mormorarsi e svelarsi a quanti ne colgano e sviluppino le schegge – rese in pillole – di saggezza. Popolare quest’ultima – “contadina” si è detto in altre occasioni – e proprio per questo Culturale – anche nel senso di “Coltura” (da cui in fondo deriva).

Materia e memoria diventano così fra le mani di Gilberto Perlotto segmenti equivalenti e irrinunciabili di un unico percorso infinitamente lungo nella sua bruciante rapidità di esaurirsi e rinnovarsi ogni volta con mirabile stupore. Dell’artista e soprattutto nostro, nell’andare coi pensieri ai sensi che ogni esperienza estetica schiude oltre i limiti del suo demiurgo. Capace di superarsi e sovrastare confondendosi nel senso pratico e funzionale che Libro e Cultura fanno esplodere. Perchè la memoria stessa è concreta oltre il sogno, così come i libri di Perlotto che idealmente si aprono e ci aprono al mondo nel mondo.

Antonio CarradoreCritico d’arte

 

Ed ecco il visitatore ignaro di quello che lo aspetta, entra sicuro di sé e rapidamente passa in rassegna le prime opere. Subito si rende conto di qualcosa di anomalo, torna indietro nel tempo, i ricordi si fanno sempre più intensi, […]. Allora torna sui suoi passi, ricomincia tutto da capo con l’animo e il pensiero rivolto al tempo passato testimoniante quelle opere.

Giuseppe CiscatoCuratore della Biennale nazionale del ferro battuto di Limena (Padova), e curatore dei testi sul ferro battuto per la casa editrice Alinea (Firenze)

 

Angelo Gilberto Perlotto fa cantare al ferro le storie delle nostre anime impigrite. E risveglia il sospiro della perduta commozione.

Bepi De MarziCompositore

 

Se pensiamo ai monaci amanuensi la cui arte era quella di ricopiare i testi dei filosofi classici semplicemente per preservarne la memoria […] l’azione di Perlotto di riscrivere per ricordare e trasmettere è un gesto controcorrente, che si oppone alla legge del consumo, si espone con una propria idea del tempo contrario all’uso che solitamente facciamo noi del tempo.

Fabrizia LanzaConservatrice dei Musei di Feltre

 

Perlotto sostiene che la scelta dei suoi soggetti poveri non deve essere una specie di romantica evocazione del passato, un amarcord che oggi tanto va di moda, ma una contemplazione pura e semplice della bellezza di un attrezzo frutto di esperienza artigianale […].

Remo SchiavoProfessore e critico d’arte

 

Nei lavori di Perlotto convivono la forza dell’aver saputo preservare e sviluppare un’habilitas artigiana dalle radici profonde e preziose, la sensibilità moderna nel servirsi di quella tecnica per tradurre in ferro le forme di un pensiero attuale e, infine, la capacità di farne un racconto senza tempo che appartiene all’anima universale delle cose e delle riflessioni sul sé.

Giovanna Grossato – Critico d’arte

 

Le creazioni nel dominio assoluto della materia ferrosa di cui è abile forgiatore e cesellatore, incarnano un’intensità spirituale sublime, che è portavoce della naturalezza e della semplicità dei sentimenti umani più spontanei, della gioia, della speranza, all’insegna dell’amore universale e della bellezza pura e incontaminata. […]

Elena Gollini – Critico d’arte

 

Pare che l’artista pensi con le mani e lavorando s’illumini d’idee nuove sulle quali riflettere. Forse l’artista ha cercato di esprimere la bellezza con accenti musicali cristallizzati.
E questa bellezza ha una sua purezza che nasconde il tormento dell’artista che, cessata la sua opera d’amore, non esiste più. […]

Giorgio Rigotto – Poeta e Scrittore

 

Il lavoro dell’artista veneto, invero, tende a creare una sorta di nuova funzione mnemonica, che si impossessa della materia, che abita lo spazio fruitivo, quello tridimensionale e che sancisce il legame con il quarto spazio, quello del tempo. La ricerca estetica, che pure si avvale di una straordinaria e magistrale resa, è il parallelo di un segno, di un gesto, di una volontà profondamente evocativa, in cui non c’è malinconica arrendevolezza nei confronti di un passato lontano, ma reca la volontà di innescare un ontologico ripensamento. Alla maniera proustiana, il pubblico compirà un intimo viaggio a ritroso con lo sguardo rivolto al futuro…” […]

Azzurra Immediato – Critico d’arte